ECLI:IT:TARLAZ:2024:295SENT

Contratti pubblici – Informativa interdittiva – Legalità controllata – Commissariamento del contratto – Prosecuzione ed esecuzione del rapporto – Utile d’impresa – In caso di rigetto del ricorso contro il provvedimento interdittivo – Riconosciuto nei limiti dell’utilità conseguita dall’amministrazione – Limite dell’indebito arricchimento – Retrocessione dell’utile all’ente che ha bandito la gara – Limiti – Applicazione del principio sancito dalla Corte costituzionale.

Pubblicato il 08/01/2024

N. 00295/2024 REG.PROV.COLL.

N. 06841/2021 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6841 del 2021, proposto da
-OMISSIS-, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Bartolini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell’Interno, Anac – Autorita’ Nazionale Anticorruzione, Prefettura di Perugia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12, costituiti in giudizio;

nei confronti

Comune di Todi, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Matteo Frenguelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Perugia, via Cesarei n. 4, costituito in giudizio;
Comune di Perugia, Comune di Bastia Umbra, Comune di Bettona, Comune di Fiumicino, Comune di Gravina di Catania, Comune di Lisciano Niccone, Comune di Montefiascone, Comune di Torgiano, Comune di Umbertide, Comune di Viterbo, Azienda Usl Umbria 1, Azienda Usl Umbria 2, Azienda Ospedaliera di Perugia, Azienda Ospedaliera di Terni, non costituiti in giudizio;

per l’annullamento

– del provvedimento del Prefetto di Perugia prot. uscita n. -OMISSIS- avente a oggetto “Procedimento per la retrocessione alle stazioni appaltanti degli utili d’impresa accantonati nel corso della gestione straordinaria della società -OMISSIS-” e recante espresso avviso che “decorsi 15 giorni dalla presente, si procederà alla retrocessione delle quote di utili accantonati spettanti alle stazioni appaltanti”, attualmente pari “ad euro-OMISSIS-”;

– di ogni altro atto, provvedimento, verbale o comunicazione comunque connesso e/o presupposto e/o consequenziale al su citato Provvedimento del Prefetto di Perugia, ancorché ignoto a parte ricorrente e, in particolare, per quanto occorrer possa:

– della nota del Prefetto di Perugia prot. n.-OMISSIS-, con cui veniva avviato il procedimento di retrocessione degli utili;

– del parere reso dall’Avvocatura Generale dello Stato e dal Gabinetto del Ministro dell’Interno con Nota prot. n. -OMISSIS-, allo stato non conosciuto nel suo contenuto, ancorché espressamente richiamato nella suddetta Nota del Prefetto del 29.6.2020 di avvio del procedimento di retrocessione;

– del parere reso dal Gabinetto del Ministro dell’Interno con nota prot. n. -OMISSIS-, perlomeno nella misura in cui supporti un’interpretazione dell’art. 32 cc. 7 e 10 del d.l. n. 90/2014, convertito con l. n. 114/2014, in base alla quale, in presenza di una sentenza definitiva che accerti la legittimità dell’informativa antimafia pur revocata, gli utili andrebbero retrocessi alle Stazioni appaltanti anziché attribuiti all’appaltatore;

– del provvedimento a firma congiunta del Ministro dell’Interno e del Presidente dell’ANAC del 16.10.2018, pubblicato nella sezione “Decreti, Delibere e Ordinanze ministeriali” della G.U.R.I. n. 254 del 31.10.2018, avente a oggetto “Quinte linee guida per la gestione degli utili derivanti dalla esecuzione dei contratti d’appalto o di concessione sottoposti alla misura di straordinaria gestione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto-legge n. 90/2014”, perlomeno nella misura in cui supporti un’interpretazione dell’art. 32 cc. 7 e 10 del d.l. n. 90/2014, convertito con l. n. 114/2014, in base alla quale, in presenza di una sentenza definitiva che accerti la legittimità dell’informativa antimafia pur revocata, gli utili andrebbero retrocessi alle Stazioni appaltanti anziché attribuiti all’appaltatore;

– della nota del Prefetto di Perugia prot. n. -OMISSIS-, con cui veniva integrata l’originaria nota del Prefetto prot. n.-OMISSIS- di avvio del procedimento di retrocessione;

– di ogni altro provvedimento connesso.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno, dell’Anac – Autorita’ Nazionale Anticorruzione, della Prefettura di Perugia e del Comune di Todi;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 18 dicembre 2023 il dott. Giovanni Mercone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

1. Con il ricorso in esame, la società istante -OMISSIS-, attiva nel settore della gestione dei rifiuti, ha impugnato, per l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, tutti gli atti della procedura che hanno portato all’adozione del provvedimento del 24.6.2021 con cui il Prefetto di Perugia ha disposto la retrocessione alle stazioni appaltanti (pubbliche) degli utili d’impresa accantonati nel corso della gestione straordinaria della società ricorrente (disposta ai sensi dell’art. 32, commi 7 e 10, del decreto legge n. 90 del 2014, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, e durata dal 19.11.2015 all’8.11.2016), recante l’espresso avviso che “decorsi 15 giorni dalla presente, si procederà alla retrocessione delle quote di utili accantonati spettanti alle stazioni appaltanti”, pari ad euro-OMISSIS-.

La società ricorrente ha, altresì, impugnato per l’annullamento il provvedimento a firma congiunta del Ministro dell’Interno e del Presidente dell’ANAC del 16.10.2018, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 254 del 31.10.2018, avente ad oggetto le “Quinte linee guida per la gestione degli utili derivanti dalla esecuzione dei contratti d’appalto o di concessione sottoposti alla misura di straordinaria gestione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto-legge n. 90/2014”, nella parte in cui si disciplina il predetto meccanismo di retrocessione degli utili di impresa alle stazioni appaltanti anziché attribuirli all’appaltatore.

2. In punto di fatto, -OMISSIS- ha rappresentato quanto segue:

– il 25.10.2015, la ricorrente è stata destinataria di un’informazione antimafia a carattere interdittivo, emessa dal Prefetto di Perugia pro tempore, essendo stata accertata a suo carico la sussistenza del pericolo di tentativi di infiltrazione mafiosa ex artt. 84 e 91 D. Lgs. n. 159/2011;

– il 19.11.2015, con provvedimento prefettizio n. -OMISSIS-, è stata disposta, ai sensi dell’art. 32, comma 10, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, la temporanea e straordinaria gestione della predetta impresa, per l’esecuzione dei contratti pubblici di appalto in corso, indicati nell’all. A del provvedimento; veniva, altresì̀, previsto l’accantonamento, in apposito fondo, degli utili maturati nel corso della gestione straordinaria, poi realizzato mediante l’apertura, in data 25 gennaio 2016, di un conto corrente dedicato presso la filiale locale della Banca Nazionale del Lavoro;

– avverso il decreto prefettizio n. -OMISSIS- recante l’informativa antimafia a carattere interdittivo, -OMISSIS- ha proposto ricorso al TAR Umbria che lo ha respinto con sentenza n. -OMISSIS-; tale decisione è stata poi confermata dal Consiglio di Stato, con sentenza n.-OMISSIS-;

– il 15.7.2016, la società ricorrente formulava alla locale Prefettura istanza di aggiornamento, in senso liberatorio, dell’interdittiva antimafia e di revoca delle misure di gestione straordinaria, evidenziando l’intervenuta rimozione delle criticità inerenti all’assetto proprietario ed organizzativo dell’impresa, che ne avevano determinato l’adozione;

– con provvedimento prefettizio n. -OMISSIS-, veniva revocata la suindicata informazione antimafia interdittiva, come anche, con decreto n.-OMISSIS- emesso in pari data, l’amministrazione straordinaria di -OMISSIS-; in tale ultimo atto, si disponeva di non restituire alla ricorrente gli utili a suo tempo accantonati dai Commissari straordinari;

– in data 14 ottobre 2019, al fine di dare attuazione a quanto previsto dalle Quinte Linee Guida adottate dal Ministro dell’Interno e dal Presidente dell’ANAC il 16 ottobre 2018, con nota prefettizia n. -OMISSIS-, è stato chiesto al Gabinetto del Ministro dell’Interno di far conoscere il proprio avviso in relazione alle modalità con le quali procedere alla destinazione delle somme accantonate alle stazioni appaltanti;

– il predetto Gabinetto, con nota n. -OMISSIS-, precisava che il Prefetto avrebbe dovuto autorizzare la devoluzione, in favore degli aventi diritto (stazione appaltante o soggetto finanziatore), delle rispettive somme accantonate, nella misura corrispondente all’utile di ciascun contratto;

– con nota prefettizia n.-OMISSIS-, veniva comunicato alla società ricorrente nonché alle stazioni appaltanti (relativamente ai contratti con la stessa stipulati e sottoposti a commissariamento) l’avvio del procedimento volto alla retrocessione a queste ultime degli utili d’impresa accantonati nel corso della suindicata gestione commissariale di -OMISSIS-, poi conclusosi con il provvedimento del 24.6.2021 impugnato in questa sede.

3. In ragione dei motivi addotti dalla ricorrente, con ordinanza n. -OMISSIS- la sezione dichiarava rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 32, co. 7 e 10, del decreto legge n. 90 del 2014 (convertito in legge n. 114 del 2014) nella parte in cui dispone la retrocessione degli utili alle stazioni appaltanti, per contrasto con gli artt. 3, 23, 41 e 42 della Costituzione.

4. La Corte Costituzionale si pronunciava con la sentenza n. -OMISSIS- e dichiarava non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni sollevate.

5. Ai sensi dell’art. 80 CPA la ricorrente presentava istanza di fissazione dell’udienza e di seguito venivano depositate più memorie dalle parti costituite.

6. All’udienza pubblica del 18.12.2023 la causa veniva trattenuta in decisione.

DIRITTO

7. Preliminarmente deve osservarsi, come già sottolineato nell’ordinanza di remissione alla Consulta, che il provvedimento prefettizio impugnato di retrocessione degli utili del 24 giugno 2021 costituisce diretta applicazione dell’art. 32, commi 7 e 10, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, come interpretato dalle linee guida ANAC e dal Consiglio di Stato nella sentenza n. -OMISSIS-.

8. Ciò premesso, ai fini della risoluzione della questione deve considerarsi quanto affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. -OMISSIS-.

8.1 Innanzitutto, diversamente dal Collegio remittente, la Corte Costituzionale non ha ritenuto che l’isolato precedente giurisdizionale del Consiglio di Stato e il riferimento ad unico precedente di merito del giudice ordinario avessero dato luogo ad un’interpretazione giurisprudenziale consolidata, perché reiterata e uniforme, idonea ad integrare un “diritto vivente”. Neppure ha considerato che possano condurre in senso diverso le linee guida ANAC, che, prive di valore vincolante, in difetto di apposita “delega di disciplina” da parte di fonti primarie e di natura regolamentare (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 3 marzo 2021, n. 1791 e sezione prima, parere 17 ottobre 2019, n. 2627), sono atti di indirizzo interpretativo, fatte proprie dai provvedimenti dei prefetti e che hanno, al più, dato origine a una prassi amministrativa alla quale da lungo tempo è stato negato autonomo valore di diritto vivente.

Per completezza, si evidenzi che la natura solo interpretativa riconosciuta alle linee guida non muta la competenza territoriale, che resta in capo al TAR Lazio, parimenti a quanto è sempre stato indicato per atti analoghi, come le circolari ministeriali, laddove si tratti di provvedimenti che abbiano, come nella specie, contenuti di indirizzo e direzione dell’azione amministrativa degli organi periferici e non soltanto di mera enunciazione ed esplicazione del contenuto del dettato legislativo (cfr. Cons. di stato, sez. VI, n. 342/1980 ed altre).

8.2 Superato questo primo aspetto, la Consulta ha, comunque, ritenuto nel merito le questioni di legittimità costituzionale non fondate, attribuendo alle stesse una diversa interpretazione, tale da superare i prospettati dubbi.

Ha, in primo luogo, evidenziato che più elementi dimostrano che l’originario rapporto contrattuale prosegue senza essere risolto: “In tal senso depone la lettera dell’art. 32 D.L. 90/2014, come convertito, che espressamente prevede la gestione straordinaria come misura (sull’impresa) strumentale al «completamento dell’esecuzione del contratto» (comma 10) e l’utile accantonato come «derivante dalla conclusione de[l] contratt[o]» (recte: della prestazione contrattuale) (comma 7)”.

Inoltre, ha poi rilevato che se pur è certa la prosecuzione del rapporto tra amministrazione e impresa in virtù dell’originario contratto, altrettanto vero è che questo subisce mutamenti sia sul versante soggettivo sia su quello oggettivo.

Dal punto di vista soggettivo, la prestazione contrattuale è posta in essere dall’impresa con i propri mezzi, ma è eseguita sotto la “direzione e vigilanza” degli amministratori prefettizi. Dal punto di vista oggettivo, inoltre, la “ratio” funzionale del rapporto contrattuale viene a permearsi del pubblico interesse.

Ebbene, nel descritto rinnovato contesto contrattuale, la Corte Costituzionale ha ritenuto che anche il corrispettivo originariamente pattuito risulta inciso dalla sopravvenuta misura prefettizia ove divenga definitiva l’interdittiva su cui è stata fondata.

Fatte queste premesse, la Consulta ha osservato che, quanto alle somme accantonate durante la gestione straordinaria, nello specifico quanto alla loro destinazione nell’ipotesi di rigetto definitivo dell’impugnazione dell’informativa antimafia, il riferimento normativo da prendere in considerazione è costituito dall’art. 94, co. 2 e 3, cod. antimafia.

I commi indicati regolano, infatti, le conseguenze della sopravvenienza dell’interdittiva sui contratti pubblici in corso e all’appaltatore riconoscono espressamente, per il caso della “ordinaria” scelta dell’amministrazione di risolvere il contratto, “il pagamento del valore delle opere già eseguite e il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite” dall’amministrazione. La medesima quantificazione si ritrova ribadita nel comma 3 dell’art. 93 cod. antimafia.

Tale regola per la Corte Costituzionale dove valere a maggior ragione nel caso del commissariamento: se il legislatore, nell’ipotesi in cui l’amministrazione si determini a recidere il rapporto con l’impresa interdetta (in primis per tentativi di infiltrazione pregressi, ma successivamente acclarati), riconosce all’appaltatrice per la prestazione, sino ad allora eseguita in autonomia, il relativo valore nei limiti dell’utilità, a fortiori il medesimo importo deve essere riconosciuto all’impresa che, per valutazione discrezionale della stessa amministrazione (prefettizia), porti a termine la prestazione con propri mezzi, ma nel regime di legalità controllata.

Con la conseguenza che: “Al venir meno del vincolo di indisponibilità del correlato fondo andrà versato all’operatore economico non l’intero guadagno lì accantonato (costituito dalla differenza tra il prezzo e i costi già corrisposti), bensì il minor importo dato dal valore della prestazione nei limiti dell’utilità conseguita dall’amministrazione, al netto dei costi già versati; ciò, comunque, sempre salve le eventuali ritenzioni per compensazioni con somme dovute all’appaltante dall’appaltatrice per risarcimenti da inadempimento o per confische penali (artt. 240, 240-bis, 416-bis, co. 7, c.p.) o confische della prevenzione (artt. 24 e 34, comma 7, cod. antimafia), se l’interdittiva è collegata a vicende di rilevanza penale o della prevenzione giurisdizionale”.

Il riconoscimento del compenso “nei limiti dell’utilità” conseguita dall’amministrazione, secondo la Consulta, è coerente per diversi profili con i princìpi sottesi alla logica del sistema, che si rinvengono anche nell’istituto dell’arricchimento ingiustificato.

In primo luogo, gli utili accantonati in costanza di commissariamento non costituiscono di per sé guadagni illecitamente prodotti e rispetto ai quali l’ordinamento reagisce con specifiche misure di neutralizzazione dell’arricchimento.

Inoltre, tramite la previsione del comma 2 dell’art. 94 cod. antimafia (e con quella identica dell’art. 92, co. 3), il legislatore intende riconoscere “al soggetto interdetto […] il diritto a vedersi corrisposto un compenso limitato all’utilità conseguita dall’amministrazione, onde evitare che quest’ultima, dall’esecuzione dell’opera, possa trarre un ingiustificato arricchimento (cfr. Cons. di Stato, A.P., sentenze n. -OMISSIS- e n. 23/2020).

La predetta interpretazione delle disposizioni censurate, diversamente dalla regola della retrocessione degli utili, ipotizzata dal giudice a quo ed applicata dall’amministrazione nel provvedimento del Prefetto impugnato, trova, secondo la Consulta, pure riscontro nel dato letterale: al venir meno del vincolo di indisponibilità del fondo, il co. 7 dell’art. 32 prevede che quell’importo vada “distribuito”, con significativo utilizzo del linguaggio codicistico adottato per il pagamento degli utili o dividendi tra soci.

Questa ricostruzione delle disposizioni censurate, come sottolineato dalla Corte Costituzionale, supera ogni profilo di contrasto con i parametri evocati (artt. 3, 23, 41 e 42 Cost.) oltre che con il pur pertinente principio di legalità.

In primo luogo, essa sarebbe fondata sul combinato disposto dell’art. 32, comma 7, del d.l. n. 90 del 2014, come convertito, e dell’art. 94, co. 2 e 3, cod. antimafia.

Ciò integra quella “base legale” richiesta dal dettato costituzionale agli artt. 23, 41 e 42 Cost. (per tutte, rispettivamente, sentenze n. 113 del 2022 e n. 24 del 2019), oltre che dall’art. 1 del Protocollo addizionale CEDU, secondo l’interpretazione datane dalla Corte EDU, per fondare i limiti alla libertà di impresa e al diritto di proprietà.

In più, diversamente dall’ipotizzato meccanismo della retrocessione in favore dell’amministrazione degli utili accantonati, l’esegesi adottata esclude la configurabilità di una ablazione amministrativa del ricavato che, pur giustificata dalla finalità della prevenzione, è priva della necessaria previsione legislativa.

Del pari, in applicazione del principio di legalità posto a presidio dell’attività dell’amministrazione (sentenze n. 12 del 2019, n. 115 del 2011 e, per lo specifico caso dell’informazione antimafia, n. 57 del 2020), si evita di estendere gli effetti restrittivi dell’interdittiva oltre ai casi legislativamente previsti: il pagamento del valore nei limiti dell’utilità per la prestazione resa è erogazione pubblica sottratta al divieto sancito dall’art. 94, comma 1, cod. antimafia in quanto espressamente fatta salva dagli artt. 92, comma 3, e 94, comma 2, cod. antimafia (Consiglio di Stato, sentenze n. 14 del 2021 e n. 23 del 2020).

Ancora, il riconoscimento all’imprenditore del compenso, pur ridotto, evita la configurabilità di irragionevoli compressioni della libertà di impresa e del diritto di proprietà. Costante è, in proposito, la giurisprudenza della Consulta nell’affermare che la restrizione della libertà di iniziativa economica è giustificata dall’utilità sociale, ma alla condizione che gli interventi del legislatore non la perseguano mediante “misure palesemente incongrue” (ex plurimis, sentenze n. 150 e n. 113 del 2022, n. 218 del 2021, n. 85 del 2020) e che sussista un “giusto equilibrio” tra le esigenze dell’interesse generale della comunità e l’ingerenza nel diritto individuale al godimento dei beni (da ultimo, sentenza n. 213 del 2021).

In sintesi, con la determinazione prefettizia è richiesta all’imprenditore l’esecuzione di attività gravose e protratte nel tempo, con distoglimento dei relativi mezzi aziendali a lui necessari per intraprendere o svolgere attività nei confronti dei privati di cui, nonostante l’interdizione, rimane capace o che potrebbe altrimenti mettere a frutto: l’acquisizione pubblica delle “utilità” prodotte con il compendio aziendale e sotto “controllo pubblico”, senza alcun compenso – cui si perverrebbe sulla base dell’interpretazione data alla normativa negli atti impugnati – darebbe luogo a misura che, aggiungendosi agli effetti restrittivi dell’interdittiva, andrebbe a comprimere in termini sproporzionati il diritto di proprietà e la libertà di iniziativa economica.

Il congelamento degli utili per il tempo di durata della misura commissariale e sino al successivo momento della definizione del giudizio amministrativo, del resto, costituisce già sufficiente garanzia per l’interesse pubblico, in quanto assicura sia l’esatto adempimento sia la realizzabilità delle misure dei sequestri e delle confische, anche soltanto della prevenzione, laddove ne ricorressero i relativi presupposti.

9. Riportato quanto affermato dalla Consulta, prima di giungere alle conclusioni sulla vicenda, deve osservarsi che la decisione assunta dalla Corta Costituzionale rientra, alla luce anche del dispositivo (“nei sensi di cui in motivazione”), tra quelle definite come sentenze interpretative di rigetto, che, per un verso, rientrano tra le decisioni di merito dalla Corte Costituzionale, e, per altro verso, pur non producendo effetti erga omnes, vincolano il giudice a quo, nel senso che, laddove si volesse dare un’interpretazione diversa da quella della Consulta, bisognerebbe sollevare di nuovo la questione innanzi alla Corte Costituzionale, come sostenuto dalla dottrina prevalente in materia e che si ritiene di condividere (si fa riferimento al meccanismo della “doppia pronuncia” che vale pure per le sentenze interpretative di accoglimento).

10. Pertanto, facendo applicazione di quanto sopra (peraltro, la soluzione della Corte Costituzionale appare anche condivisibile, dunque il collegio l’avrebbe adottata anche laddove avesse ritenuto non vincolante per il giudice a quo il suo contenuto), il ricorso merita accoglimento, perché, sia il provvedimento del 24.6.2021 del Prefetto di Perugia, sia a monte le “Quinte linee guida per la gestione degli utili derivanti dalla esecuzione dei contratti d’appalto o di concessione sottoposti alla misura di straordinaria gestione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto-legge n. 90/2014”, risultano essere state adottate, come sostenuto dalla ricorrente, in violazione dell’art. 32, co. 7, D.L. n. 90 del 2014, letto, in combinato disposto, come ritenuto dalla Consulta, con l’art. 94, commi 2 e 3, cod. antimafia.

In sintesi, la Prefettura non poteva né disporre “l’intera” retrocessione degli utili alle amministrazioni né, si evidenzi, come sostenuto dalla ricorrente dopo la sentenza della Consulta, versare “per intero” all’operatore economico il guadagno lì accantonato (costituito dalla differenza tra il prezzo e i costi già corrisposti), bensì avrebbe dovuto: 1) calcolare l’utilità conseguita dall’amministrazione, al netto dei costi già versati; 2) restituire all’impresa proprio il minor importo dato dal valore della prestazione nei limiti dell’utilità conseguita dall’amministrazione, al netto dei costi già versati; 3) e solo il residuo retrocederlo.

Peraltro, nell’effettuare questa operazione la Prefettura dovrà tener conto anche di quanto di recente affermato dal Consiglio di Stato, A.P., n. -OMISSIS-: “Negli appalti pubblici di servizi aggiudicati a seguito di una procedura di evidenza pubblica, aventi ad oggetto prestazioni periodiche oppure continuative connotate da standardizzazione, omogeneità e ripetitività, il “valore delle prestazioni già eseguite”, da pagarsi all’esecutore nei limiti delle utilità conseguite dalla stazione appaltante, in caso di interdittiva antimafia, ai sensi e per gli effetti degli artt. 92, comma 3, e 94, comma 2, del d. lgs. n. 159/2011, corrisponde al prezzo contrattuale pattuito dalle parti, salva la possibilità di prova contraria da parte della stazione appaltante”.

11. Ne deriva che deve essere annullato il predetto atto prefettizio nonché il provvedimento a firma congiunta del Ministro dell’Interno e del Presidente dell’ANAC del 16.10.2018, quest’ultimo nei militi indicati.

12. Considerate la peculiarità, la novità e l’eccezionalità delle questioni trattate, le spese di giudizio si possono compensare tra tutte le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie come da motivazione e per l’effetto:

annulla in toto:

– il decreto del Prefetto della Provincia di Perugia del 24.6.2021;

annulla in parte, come da motivazione:

– il provvedimento a firma congiunta del Ministro dell’Interno e del Presidente dell’ANAC del 16.10.2018, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 254 del 31.10.2018, avente ad oggetto le “Quinte linee guida per la gestione degli utili derivanti dalla esecuzione dei contratti d’appalto o di concessione sottoposti alla misura di straordinaria gestione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto-legge n. 90/2014”, nella parte in cui prevede il meccanismo di intera retrocessione degli utili di impresa alle stazioni appaltanti.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la società ricorrente e le altre parti del giudizio.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 dicembre 2023 con l’intervento dei magistrati:

Francesco Arzillo, Presidente

Giovanni Mercone, Referendario, Estensore

Silvia Simone, Referendario

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giovanni Mercone Francesco Arzillo

IL SEGRETARIO

All’impresa commissariata vanno pagati anche gli utili

Utili all’impresa per attività in legalità controllata

Corte cost., sentenza 23 maggio 2023, n. 101; Pres. S.Sciarra, Est. F.Patroni Griffi

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