Antimafia – Informativa interdittiva – Accesso agli atti – Diniego – Esigenze preminenti di interesse pubblico – Insussistenza – Accoglie – Remand.

ECLI:IT:TARCT:2023:1839SENT

Pubblicato il 12/06/2023

  1. 01839/2023 REG.PROV.COLL.
  2. 01933/2022 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1933 del 2022, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonino Mancuso, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ufficio Territoriale del Governo -OMISSIS- – Prefettura di -OMISSIS-, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale Catania, domiciliataria ex lege in Catania, via Vecchia Ognina, 149;

per l’annullamento

del diniego all’accesso emesso dalla Prefettura di -OMISSIS- – Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica – Ufficio Antimafia- in relazione alla istanza di accesso presentata il 07.11.2022 dalla attuale ricorrente;

e per la condanna

dell’Ufficio Territoriale resistente al rilascio di copia dei documenti richiesti.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ufficio Territoriale del Governo -OMISSIS-;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 maggio 2023 la dott.ssa Giuseppa Leggio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Espone l’odierna ricorrente, titolare dell’omonima ditta individuale, che la Prefettura di -OMISSIS- ha emesso a proprio carico una interdittiva antimafia, in considerazione del pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata.

In data 7 novembre 2022 la ricorrente ha presentato alla Prefettura, ai sensi della legge 241 del 1990, istanza di accesso agli atti propedeutici all’emanazione della misura interdittiva, chiedendo nello specifico l’accesso ai seguenti documenti, richiamati nel provvedimento interdittivo:

– verbali delle sedute del Gruppo Informativo antimafia;

– note informative delle Forze di Polizia relative alla posizione della ricorrente;

– ogni ulteriore atto e/o provvedimento anche se endoprocedimentale facente parte del procedimento amministrativo che si è concluso con l’adozione del provvedimento interdittivo.

Con atto del 18 novembre 2022 l’Amministrazione ha riscontrato l’istanza della ricorrente, trasmettendo alla stessa uno stralcio del verbale del Gruppo Interforze del 28 luglio 2020, e negando invece l’accesso alle note informative delle Forze di Polizia relative alla posizione della ricorrente, con la testuale motivazione che “le relazioni di servizio riportanti gli elementi informativi sulla scorta dei quali è stato emesso il provvedimento interdittivo di che trattasi, rientrano nelle categorie di documenti inaccessibili ai sensi del decreto del Ministro dell’Interno del 16 Marzo 2022, concernente la “Disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso ai documenti amministrativi, in attuazione dell’art. 24, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dall’art. 16 della legge 11 febbraio 2005, n. 15”, ed in particolare, a mente dell’art. 3 co 1 lettera a) del medesimo decreto, “per motivi di ordine e sicurezza pubblica ovvero ai fini di prevenzione e repressione della criminalità”.

Avverso tale diniego l’odierna ricorrente ha proposto ricorso ex art. 116 c.p.a. per l’accertamento del suo diritto ad accedere agli atti richiesti, mediante ordine di esibizione e rilascio di copia della chiesta documentazione, deducendo violazione e falsa applicazione di legge in riferimento alla disciplina normativa in materia di accesso ai documenti disciplinata dalla legge 241/90.

Ha rappresentato di avere interesse alla conoscenza della suesposta documentazione a fini difensivi in sede di appello, innanzi al CGARS, avverso la sentenza di questa Sezione n. -OMISSIS- del 31.05.2022, che ha rigettato il ricorso proposto dalla ricorrente per l’annullamento del più volte citato provvedimento interdittivo.

Si è costituita in giudizio la Prefettura di -OMISSIS- eccependo l’infondatezza del ricorso.

Alla camera di consiglio del giorno 11 maggio 2023 la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e va accolto.

L’art 22 comma 1, lett b) legge n. 241/90, nel testo novellato dalla legge 11 febbraio 2005 n.15, richiede per la legittimazione attiva all’esercizio del diritto di accesso la titolarità “di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”.

Il successivo comma 3 prevede che tutti i documenti amministrativi sono accessibili ad eccezione di quelli indicati all’art 24 commi 1, 2, 3, 5 e 6, mentre l’art 24 comma 7 precisa che “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.”

A sua volta l’art. 3 del DM 16 marzo 2022 (Categorie di documenti inaccessibili per motivi di ordine e sicurezza pubblica ovvero ai fini di prevenzione e repressione della criminalità) stabilisce che sono sottratti al diritto d’accesso:

a) le relazioni di servizio e gli altri atti o documenti presupposto per l’adozione di atti o di

provvedimenti dell’autorità nazionale e delle altre autorità di pubblica sicurezza, degli ufficiali

o agenti di pubblica sicurezza ovvero di altri uffici dell’Amministrazione della pubblica

sicurezza inerenti all’attività di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica o di prevenzione e

repressione della criminalità, salvo che si tratti di documentazione che, per disposizioni di

legge o di regolamento, debba essere unita a provvedimenti o atti soggetti a pubblicità”, nonché “c) i documenti istruttori inerenti ai procedimenti relativi al rilascio della documentazione antimafia, nonché i documenti, comunque prodotti o acquisiti, la cui conoscenza può pregiudicare l’attività di prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata, e i provvedimenti prefettizi in materia di antimafia”.

Ad avviso dell’Amministrazione, la suindicata norma regolamentare di attuazione dell’art. 24 della L.241/90 impedirebbe “tout court” l’accesso alla documentazione inerente l’emanazione di una interdittiva antimafia.

Non ritiene il Collegio di poter condividere tale eccezione, alla luce della vigente normativa in tema di accesso c.d. ordinario contenuta negli artt. 22 e seg. della legge 241/90.

La giurisprudenza che si è pronunciata sull’omologa previsione contenuta nel D.M. 17 novembre 1997 n. 508 – e che il Collegio condivide – ha avuto modo di affermare che il diniego di accesso a tutta la documentazione connessa all’informativa antimafia è illegittimo, ove non sia motivato con riferimento alle concrete ragioni che impediscono la divulgazione di tale documentazione, in quanto la norma regolamentare richiamata costituisce eccezione al generale accesso documentale e deve pertanto essere intrepretata restrittivamente, dovendo la mancata ostensione essere giustificata da ragioni concrete che impediscono l’accesso (ex multis T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 2 aprile 2021, n. 3973; T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. I, 24 agosto 2011, n.1146; T.A.R. Abruzzo L’Aquila, 26 marzo 2015, n. 36).

La sottrazione all’accesso deve essere interpretata “in senso non strettamente letterale, giacché altrimenti sorgerebbero dubbi sulla sua legittimità, in quanto si determinerebbe una sottrazione sostanzialmente generalizzata alle richieste ostensive di quasi tutti i documenti formati dall’Amministrazione dell’Interno, con palese frustrazione delle finalità perseguite dalla L. 7 agosto 1990, n. 241” ( cfr. T.A.R. Palermo sez. I, 19 ottobre 2018, n. 2122 confermata in appello dal C.G.A. 24 gennaio 2019, n. 56; T.A.R. Reggio Calabria 5 giugno 2018, n. 315).

Coerentemente, è stato dato rilievo preminente al diritto di accesso, osservandosi che il comma 7 dello stesso art. 24 esprime il principio generale per cui in ogni caso (ossia anche nei casi in cui si tratti di atti sottraibili all’accesso mediante i regolamenti attuativi dei commi precedenti), deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi, la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici, mentre il comma 6, alla lettera c), stabilisce la possibilità di limitazione, previo regolamento , “ quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni strettamente strumentali alla tutela dell’ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della criminalità con particolare riferimento alle tecniche investigative, alla identità delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone coinvolte, all’attività di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini”.

Nella fattispecie in controversia, l’inibizione all’accesso non è fondata su alcuna valutazione di prevalenza, in concreto, delle succitate esigenze attinenti alla sicurezza pubblica, valutazione che potrebbe in teoria giustificare tuttalpiù la temporanea dilazione dell’esercizio del diritto ovvero il parziale “oscuramento” dei soli dati valutati come inaccessibili.

Sotto diverso profilo, una preclusione assoluta ed incondizionata all’accesso alla documentazione amministrativa propedeutica all’emanazione di una misura interdittiva antimafia si porrebbe in aperto contrasto con il diritto costituzionalmente garantito ad un giusto processo, tenuto conto anche delle limitazioni esistenti in tema di sindacato giurisdizionale esercitabile dal giudice amministrativo, dal momento che la giurisprudenza è pacifica nel ritenere che l’ampia discrezionalità di apprezzamento riservata al Prefetto, a tutela delle condizioni di sicurezza ed ordine pubblico, può essere soggetta al sindacato del giudice amministrativo solo sotto il profilo della sua logicità, in relazione alla rilevanza dei fatti accertati e, pertanto, nei soli limiti di evidenti vizi di eccesso di potere, dei profili della manifesta illogicità e dell’erronea e travisata valutazione dei presupposti (ex multis T.A.R. Lombardia Milano sez. I, 24 ottobre 2018, n. 2398 cfr. Consiglio di Stato, sez. III, 25 giugno 2014 n. 3208; id., sez. III, 1 dicembre 2015, n. 5437; T.A.R. Campania, Napoli, sez. I, 6 novembre 2017, n, 5167).

Infine, giova evidenziare che la recente novella di cui al decreto legge n. 152 del 6 novembre 2021 “Dispozioni urgenti per l’attuazione del PNRR e per la prevenzione dalle infiltrazioni mafiose” convertito nella legge 233/2021, pur se nulla innova in tema di diritto di accesso ha indubbiamente potenziato le garanzie procedimentali introducendo altresì sia misure di “self cleaning”, sia il nuovo istituto della prevenzione collaborativa, al fine di relegare l’interdittiva antimafia ad “extrema ratio” secondo le indicazioni provenienti dalla più recente giurisprudenza (Consiglio di Stato sez. III, 10 agosto 2020, n. 4979).

Tanto premesso, l’istanza della ricorrente, motivata dall’esigenza di tutela del proprio interesse in sede processuale, risulta correlata ad una posizione sostanziale qualificata e differenziata, senza che l’Amministrazione abbia rappresentato nemmeno esigenze di riservatezza concernenti dati riferibili a terzi controinteressati ostative all’ostensione della documentazione richiesta o anche soltanto tali da giustificarne il differimento.

Muovendo da tali considerazioni, il diniego opposto dall’Amministrazione appare ingiustificato e va quindi affermato il diritto di accesso a tutta la documentazione richiesta con l’istanza del 7 novembre 2022, essendo la medesima necessaria per la difesa degli interessi di parte ricorrente ai sensi dell’art 24, comma 7, L.241/90.

Tuttavia, la delicata materia sulla quale impinge l’esercizio del diritto di accesso, con possibili collegamenti a fatti e persone che potrebbe essere necessario non disvelare, ovvero al fine di non vanificare l’esito di eventuali indagini penali o di procedimenti penali in atto, consente di accogliere il ricorso nel senso di obbligare l’Amministrazione ad ostendere gli atti richiesti ove dagli stessi non emergano fatti e circostanze non ostensibili, nel qual caso saranno resi disponibili soltanto le parti del documento che non riguardino i predetti dati sensibili.

In conclusione, pertanto, il ricorso deve essere accolto nei limiti di quanto sopra osservato.

Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite, attesa l’obiettiva complessità delle questioni trattate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie come da motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 11 maggio 2023 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppa Leggio, Presidente, Estensore

Diego Spampinato, Consigliere

Valeria Ventura, Referendario

 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Giuseppa Leggio
 

IL SEGRETARIO

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