TAR Brescia, sez. II, o. cau. 26 febbraio 2024, n. 66; Pres. Massari, Est. Pedron

Beni culturali – Lavori di ristrutturazione – Ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi – Nel caso di apertura di nuove finestre o modifica di quelle esistenti – Non possono essere considerate di per sé abusive – Qualora vi siano la necessità di garantire le condizioni di agibilità imposte dalla destinazione d’uso – Bilanciamento tra interesse all’agibilità e tutela estetica del bene – Tutela cautelare – Accoglie ai fini del remand.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 26/02/2024

00066/2024 REG.PROV.CAU.

00084/2024 REG.RIC.

           

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 84 del 2024, proposto da

EDIL SAN MARCO SRL, rappresentata e difesa dagli avv. Vincenzo Coppola e Ippolita Riva, con domicilio digitale come da PEC dei Registri di Giustizia;

contro

COMUNE DI PONTE SAN PIETRO, rappresentato e difeso dall’avv. Mauro Fiorona, con domicilio digitale come da PEC dei Registri di Giustizia;
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI BERGAMO E BRESCIA, non costituitasi in giudizio;

nei confronti

METEOSOLUTIONS SRL, ELSA NATALI, CAMILLO INNOCENTI, FEDERICO GIUSEPPE ENRICO, LILIANA JAMAN, ALESSIO VERZEROLI, GIOVANNI DONGHI, ELENA RIVA, SERGIO PREVITALI, ALESSANDRA VERZEROLI, GIOVANNI DONZELLI, GIOVANNA BONASIO, MANUEL FERRARAZZO, DANIELA VALSECCHI, PAOLO SERBOLI, MATTEO PANDINI, MARTA NERVI, MATTEO BREMBILLA, ABBA CAVALLERI, GIORGIO ARSUFFI, ANTONINO RAPISARDI, ANGELO SOTTOCORNOLA, ENZO CROTTI, DONATELLA GABBIADINI, STEFANO BATTAGLIA, CONDOMINIO VILLA MORONI, non costituitisi in giudizio;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia

– dell’ordinanza del responsabile dell’Area Tecnica n. 1 di data 14 novembre 2023, che ha ingiunto alla ricorrente, in qualità di esecutore dei lavori, e ai controinteressati, in qualità di condomini proprietari di Villa Moroni, alcuni interventi diretti all’eliminazione di abusi sulle parti comuni (rimozione della fontana; sistemazione dell’area a giardino in corrispondenza dell’autorimessa; piantumazione del parcheggio a nord-ovest dell’edificio E; rimessione in pristino degli elementi prospettici dell’edificio B mediante riverniciatura delle ringhiere e delle lattonerie, nuova intonacatura dei pilastri in mattone a vista, ripristino della lesena laterale sinistra nel prospetto nord), e ha inoltre ingiunto alla ricorrente, in qualità di esecutore dei lavori, e alla controinteressata Meteosolution srl, in qualità di proprietaria, l’adeguamento delle aperture dell’edificio B alle disposizioni stabilite dalla Soprintendenza con nota prot. n. 6274–P del 13 aprile 2021;

– delle note della Soprintendenza prot. n. 6764 di data 2 luglio 2014 e prot. n. 6274-P di data 13 aprile 2021, nonché del parere vincolante della Soprintendenza prot. n. 11899-P di data 5 giugno 2023 (pratica n. 4463-A del 2 marzo 2023);

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Ponte San Pietro;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti impugnati, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cpa;

Visti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2024 il dott. Mauro Pedron;

Uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

 

Considerato quanto segue.

1. La società ricorrente Edil San Marco srl ha acquistato in data 25 ottobre 2004 il complesso immobiliare denominato Villa Moroni, nel Comune di Ponte San Pietro. Trattandosi di un bene culturale vincolato, la compravendita è stata preceduta dal decreto di autorizzazione della Soprintendenza prot. n. 1057 di data 10 febbraio 2003, nel quale erano fissate alcune prescrizioni dirette a preservare le caratteristiche della villa padronale e a imporre il rispetto di volumetria, tipologia e materiali preesistenti nella ricostruzione dei fabbricati rustici in avanzato stato di degrado. Per tutto il complesso immobiliare è stata autorizzata la destinazione d’uso residenziale.

2. L’esecuzione dei lavori di ristrutturazione è stata condotta dalla ricorrente sulla base di una pluralità di pratiche edilizie: DIA n. 110/2008 per l’edificio A (villa padronale); n. 111/2008 per l’edificio D (casa portico); n. 115/2008 per l’edificio C (casa del giardiniere); n. 123/2008 per l’edificio B (rustico); n. 51/2010 per l’edificio E (ex scuole).

3. Nel corso dei lavori sono state eseguite diverse opere abusive, e abusivamente è stata modificata la destinazione d’uso dell’edificio B da residenziale e a uffici. Una parziale sanatoria edilizia è intervenuta con provvedimento del responsabile dell’Area Pianificazione e Gestione del Territorio di data 15 dicembre 2014.

4. In data 15 ottobre 2014 l’edificio B è stato ceduto alla controinteressata Meteosolution srl. Le aree esterne sono comuni anche agli altri controinteressati.

5. La questione delle opere abusive realizzate dalla ricorrente non è mai stata pienamente superata, nonostante una lunga interlocuzione sviluppatasi con il Comune e con la Soprintendenza.

6. La Soprintendenza, con nota prot. n. 6764 di data 2 luglio 2014, si è pronunciata sulle innovazioni abusive introdotte nell’edificio B, esprimendo parere favorevole di compatibilità paesistica in relazione ad alcune, ma parere sfavorevole sulle seguenti: (a) le finestre aperte al piano alto del prospetto est, nello spazio caratterizzato dal rivestimento ligneo; (b) la finestra di sinistra del settore centrale del prospetto est; (c) le due restanti finestre del settore centrale del prospetto est; (d) la finestra modificata sul prospetto nord; (e) la colorazione delle ringhiere in ferro e della lattoneria. Per gli interventi (a)-(b) è stata chiesta l’eliminazione, per l’intervento (c) la riduzione dell’altezza, per l’intervento (d) l’allineamento con la porta sottostante, e per l’intervento (e) una nuova colorazione, in grigio le ringhiere e in color rame ossidato la lattoneria.

7. In seguito, la Soprintendenza, con nota prot. n. 6274-P di data 13 aprile 2021, nell’ambito di un nuovo esame di compatibilità paesistica delle opere abusive, ha richiamato le valutazioni negative espresse nella nota prot. n. 6764 di data 2 luglio 2014 per quanto riguarda l’edificio B, e ha precisato gli interventi di sistemazione necessari per le aree esterne.

8. La ricorrente, in una nota di data 16 febbraio 2022 indirizzata al Comune, ha replicato che il secondo piano dell’edificio B è destinato a uffici (come indicato nella DIA di data 29 dicembre 2016 e nella SCIA di agibilità di data 11 maggio 2017), e che la chiusura delle finestre farebbe venire meno i necessari rapporti aeroilluminanti. Pertanto, la ricorrente ha presentato in data 7 dicembre 2022 una nuova istanza di sanatoria paesistica, dichiarandosi disponibile a posizionare pannelli di legno a chiusura delle aperture contestate.

9. La Soprintendenza, con parere prot. n. 11899-P di data 5 giugno 2023 (pratica n. 4463-A del 2 marzo 2023), pur esprimendosi favorevolmente sulla maggior parte delle opere abusive, ha confermato il giudizio negativo sulle opere dell’edificio B per le quali era stata chiesta la rimozione con la nota prot. n. 6274-P di data 13 aprile 2021, a sua volta riproduttiva della nota prot. n. 6764 di data 2 luglio 2014.

10. Su questo presupposto, il Comune, con ordinanza del responsabile dell’Area Tecnica n. 1 di data 14 novembre 2023, ha ingiunto alla ricorrente, in qualità di esecutore dei lavori, e ai controinteressati, in qualità di condomini, alcuni interventi di rimessione in pristino relativi ad abusi insistenti sulle parti comuni (rimozione della fontana; sistemazione dell’area a giardino in corrispondenza dell’autorimessa; piantumazione del parcheggio a nord-ovest dell’edificio E; rimessione in pristino degli elementi prospettici dell’edificio B mediante riverniciatura delle ringhiere e delle lattonerie, nuova intonacatura dei pilastri in mattone a vista, ripristino della lesena laterale sinistra nel prospetto nord), e ha inoltre ingiunto alla ricorrente, in qualità di esecutore dei lavori, e alla controinteressata Meteosolution srl, in qualità di proprietaria, di adeguare le finestre dell’edificio B alle disposizioni stabilite dalla Soprintendenza nella nota prot. n. 6274–P di data 13 aprile 2021.

11. Contro questa ordinanza, e contro i presupposti pareri della Soprintendenza, la ricorrente ha presentato impugnazione, sostenendo, in sintesi, quanto segue: (i) vi sarebbe violazione dell’art. 167 comma 4-a del Dlgs. 22 gennaio 2004 n. 42, in quanto le opere abusive non hanno determinato la creazione di superfici o volumi utili; (ii) il giudizio paesistico sarebbe frutto di travisamento e contrastante con il principio di proporzionalità, con particolare riguardo all’edificio B, in quanto le nuove finestre non dovrebbero essere considerate elementi in contrasto con i caratteri tipologici originari, bensì innovazioni marginali necessarie per l’effettivo recupero del fabbricato.

Sulla vicenda si possono formulare le seguenti considerazioni:

(a) in via preliminare, si ritiene che l’impugnazione dei pareri della Soprintendenza non sia tardiva, in quanto l’interesse della ricorrente è divenuto attuale solo con l’adozione dell’ordinanza di demolizione. È vero che le valutazioni formulate dalla Soprintendenza sono vincolanti nella procedura di sanatoria paesistica, ma essendosi svolta tra le parti una lunga interlocuzione, nell’ambito della quale la ricorrente ha anche formulato proposte di mitigazione, è solo con l’ordinanza di demolizione che il confronto in sede amministrativa si è interrotto, determinando la necessità di adire la via giudiziaria;

(b) la circostanza che i controinteressati abbiano manifestato acquiescenza all’ordinanza di demolizione non produce effetti preclusivi per la ricorrente, che in quanto autore degli abusi edilizi ha una legittimazione autonoma ex art. 36 comma 1 del DPR 6 giugno 2001 n. 380 a presentare istanza di accertamento di conformità, con estensione alla sanatoria paesistica. L’interesse a ottenere questo accertamento, e a opporsi ai provvedimenti ripristinatori, può manifestarsi anche in contrasto con la volontà nel frattempo espressa dai proprietari, perché l’autore degli abusi edilizi può sempre difendersi per un interesse proprio, e in particolare per prevenire richieste risarcitorie. Qualora l’impugnazione abbia esito favorevole, saranno comunque i proprietari a decidere sulla conservazione o sulla rimozione (totale o parziale) delle opere abusive, ma a quel punto solo per scelta e non più in ottemperanza all’ordine di demolizione;

(c) non costituisce causa di inammissibilità neppure il fatto che il parere della Soprintendenza del 5 giugno 2023 sia meramente riproduttivo del precedente parere del 13 aprile 2021, in quanto la mancanza di una nuova motivazione, dopo che la ricorrente aveva presentato una dettagliata proposta di mitigazione, è parte della materia contenziosa;

(d) l’argomento basato sulla violazione dell’art. 167 comma 4-a del Dlgs. 42/2004 è condivisibile in astratto, in quanto effettivamente non vi è stata creazione di superfici o volumi utili, ma qui appare irrilevante. La Soprintendenza non utilizza infatti le categorie edilizie di volume o superficie, ma valuta la compatibilità paesistica delle innovazioni. Dove vi siano nuove superfici o nuovi volumi, la valutazione riguarda la percepibilità di questi ingombri in relazione al contenuto del vincolo. Qualora però le innovazioni interessino principalmente l’estetica dell’edificio, la valutazione diventa più complessa, in quanto occorre stabilire se i caratteri tipologici originari siano salvaguardati nel loro complesso, ossia se gli elementi aggiuntivi vengano diluiti al punto da non risultare percepibili come fattori di disturbo;

(e) questo conduce all’argomento della proporzionalità delle prescrizioni conservative riferite a un vincolo monumentale. In proposito, si osserva che quando vengano effettuati lavori di ristrutturazione, a maggior ragione se la continuità materiale sia venuta meno in conseguenza del degrado delle strutture, il risultato auspicabile è necessariamente la sola replica dei caratteri tipologici originari. Si tratta però, normalmente, di una replica da qualificare come tendenziale, in quanto la ricostruzione impone comunque di aggiornare le condizioni di agibilità. Occorre infatti scindere, all’interno del vincolo culturale, la tutela delle caratteristiche architettoniche ed estetiche di pregio dai problemi che tali caratteristiche producono in termini di abitabilità degli spazi. Le modalità storiche di utilizzazione basate su standard igienico-sanitari ormai superati non possono essere considerate immutabili a causa del vincolo culturale, perché la ristrutturazione dell’edificio non può comportare la formazione di un organismo edilizio non abitabile secondo la destinazione d’uso attualmente autorizzata;

(f) l’agibilità dell’edificio vincolato corrisponde essa stessa a un interesse pubblico, che bilancia l’altro interesse pubblico alla tutela filologica dei caratteri tipologici originari. Il compito della Soprintendenza è di stabilire di quanto sia possibile allontanarsi dall’aspetto originario dei luoghi per consentire all’edificio ristrutturato di essere fruito dagli utilizzatori in piena accessibilità e sicurezza;

(g) ne consegue che la formazione di nuove finestre, o la modifica di quelle esistenti, per raggiungere le condizioni di agibilità imposte dalla destinazione d’uso non è inammissibile per sé, ma solo qualora le suddette aperture non risultino proporzionate allo scopo, oppure quando vi sia un’alternativa più coerente con le linee architettoniche dell’edificio, e meglio mimetizzabile tra i caratteri tipologici originari;

(h) le esigenze collegate all’agibilità non sono applicabili nella stessa misura alle aree esterne (tranne sotto il profilo dello sbarrieramento, che qui però non rileva), e neppure alle finiture e ai decori, e dunque per questi aspetti le valutazioni della Soprintendenza e le relative prescrizioni non risultano censurabili.

  1. In conclusione, sussistono i presupposti per concedere una misura cautelare sospensiva e propulsiva, con la quale vengono sospesi i provvedimenti impugnati e si vincola la Soprintendenza a riesaminare la richiesta di sanatoria della ricorrente nel rispetto delle indicazioni esposte ai punti precedenti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

(a) accoglie la domanda cautelare, come precisato in motivazione;

(b) fissa la trattazione del merito all’udienza pubblica del 27 novembre 2024;

(c) compensa le spese della fase cautelare.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione, ed è depositata presso la segreteria del Tribunale, che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Brescia, nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2024, con l’intervento dei magistrati:

Bernardo Massari, Presidente

Mauro Pedron, Consigliere, Estensore

Ariberto Sabino Limongelli, Consigliere

 
 
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Mauro Pedron Bernardo Massari
 

IL SEGRETARIO

PI/CF 01779330354